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Stati d'amnesia

Stati d'amnesia

Poesia.Lietocolle Editore,luglio-agosto 2013.

Con un saggio di Enzo Campi.

Nota di lettura di Maria Lenti

 

Immagino questo libro come un treno, un locale, uno di quei treni che fermano in tutte le stazioni, anche quelle di cui si ignorano l’esistenza e la consistenza. Ma non un treno cosiddetto canonico, con un itinerario prefissato e di cui si conoscono la stazione di partenza e quella di arrivo. Piuttosto un treno fantasma, un treno dove ciò che scorre sulle rotaie sono le «parole». Ogni poesia rappresenta una stazione, e ad ogni poesia ci si può concedere il lusso di scendere e di soffermarsi. Perché poi il treno, non dovendo rispettare orari e non dovendo raggiungere un punto d’arrivo, può aspettare, prima di ripartire, che il fruitore (l’ospite) metta al lavoro il suo «atto» di intendimento o di fraintendimento. In questo libro non viene ricercato un facile approdo, la nostra autrice non cerca un punto d’arrivo. Qui l’importante è continuare a viaggiare, o meglio: continuare a dissolversi o a dileguarsi.

L’assertività dell’io non è mai invasiva, e anche quando sembra imporsi basta un solo verso a rovesciare la situazione e vanificare la cosiddetta presenza-di-sé. Si veda ad esempio la poesia l’incavo nel pieno: “[...] io sono l’incavo nel pieno, la reminiscenza / in piena coscienza, la traccia / che fa la mia carne nell’aria, il cuneo / di vento che dentro le ossa s’insinua, il soffio / caduco che invade la bocca / poi si dilegua”.

 La struttura interna è composta da tanti piccoli elementi, ognuno dei quali è subordinato non dico a tutti gli altri ma ad almeno uno degli altri. Vengono così a formarsi varie catene di significanti, spesso caratterizzate dalle posizioni delle parole cui spetta il compito di dettare il ritmo o quantomeno di caratterizzarne gli accenti tonali e la ripetizione dei gruppi timbrici. Sarà forse per questo che, vista dal di fuori, la struttura sembra semovibile o fluttuante, come per assecondare un ondeggiamento, quasi come se volesse schivare il colpo di ritorno da parte dell’ospite e conclamare ulteriormente il carattere «sfuggente» del dettato

In definitiva – senza mai finire (o finirsi) del tutto –  l’assertività dell’io è destinata a confondersi o a sparire nelle pieghe del testo, nelle grinze, nelle sfaccettature, nei risvolti di una enunciazione spesso divaricata ma comunque differita in marche sfuggenti, o quantomeno rivolta ad un processo,  pressoché continuo, di rivalutazione e ridefinizione........

 

(da, Cambiamenti di stato e la "progressione animale", saggio di Enzo Campi, in postafazione)

 

 

 

 

 

Stato di amnesia: il giorno senza tempo, dipanato in un continuo presente, espropriato di passato e di futuro: detto e concentrato-indicato nel presente che non morde né rasenta l’attesa di un sussulto che possa giungere dalla memoria o dalla sensazione di apertura. Resta, così, chi vive oggi, espropriato del suo domani, mentre scorrono i gesti e si ripetono nell’assurda impressione della loro ogni volta premuta novità.

In questa raccolta, la poesia di  Lella De Marchi – poeta  di questi anni che si offrono scarni di tentativi, veloci nei passaggi in fuga, spugne infrequenti di felicità effimere – sfida e filtra, finemente, il pensiero consapevole dello stato di amnesia che ri-nega o non permette “il varco”.

Ma anche per riaccendere e riprendere la voce che lo potrebbe determinare? Chissà. Come accade nella sezione Stato animale, dove la talpa rimisura la sua tana scavata sans cesse, il lombrico reitera i suoi movimenti, il coniglio si espone e si tutela, ecc., e la formica rompe però la fila imposta.

 

(Nota di lettura, Maria Lenti)

 

 

Premi e Riconoscimenti

 

Premio Speciale del Presidente della Giuria,

 Premio Astrolabio 2014, sez. Opera Edita

 

Menzione Speciale al Premio Montano 2014

 

Menzione di merito con medaglia,

Premio Internazionale di Poesia Don Luigi Di Liegro 2013, Sez, Opera Edita

Motivazione: Opera complessa con, tuttavia, una sua leggerezza, una piacevole docilità, un linguaggio affabulante. L'"Io" è dissimulato, sparisce nelle cose osservate, non per ancorarvisi ma per transitarvi, nella constatazione del loro cambiamento e, insieme, della nostra continua dimenticanza.

La contraddizione del verso è il filo conduttore di tutta l'opera, la riconciliazione dei contrari il suo impossibile obiettivo. La poetessa non cerca punti di arrivo nè tesi da dimostrare. Sviluppa invece stati d'animo successivi, in una ricerca senza preconcetti, come in un viaggio privo di traguardi prefissati: il viaggio per il viaggio, tra le parole, nella convinzione di non poter spiegare l'inspiegabile e, tuttavia, di non poter rinunciare a questo tentativo.

(Renato Fiorito, Presidente del Premio)